🔴 DOPO LO SCIOPERO GENERALE, SCATTA LA REPRESSIONE: 60 PERQUISIZIONI IN 23 CITTÀ
All'indomani dello sciopero generale del 30 ottobre, indetto dall'USB contro il carovita e l'economia di guerra, che ha portato centinaia di migliaia di persone nelle piazze italiane, arriva una nuova operazione di polizia su scala nazionale.
Digos e Polizia postale hanno eseguito 60 perquisizioni in 23 città. Nel mirino persone sospettate di aver istigato alla violenza attraverso chat e social network durante le mobilitazioni delle ultime settimane.
L'operazione segue una giornata segnata da 4.200 manifestanti identificati e nove arresti. A Roma, tutte le persone fermate al termine del corteo sono state rilasciate intorno alle due di notte. Tra le possibili contestazioni figura il blocco stradale nella forma aggravata prevista dai recenti decreti sicurezza, ma le imputazioni formali devono ancora essere chiarite.
La successione degli eventi solleva interrogativi politici gravissimi. Mentre lavoratori, studenti e settori popolari protestano contro l'impoverimento, il riarmo e le scelte del governo Meloni, la risposta istituzionale continua a concentrarsi su identificazioni di massa, perquisizioni e strumenti penali sempre più invasivi.
La partecipazione alle proteste e l'espressione del dissenso non possono essere trasformate automaticamente in indizi di colpevolezza. È necessario conoscere le contestazioni precise, verificare la proporzionalità delle operazioni e garantire pienamente i diritti delle persone coinvolte.
La democrazia punitiva avanza quando le rivendicazioni sociali vengono oscurate dalla costruzione permanente di un'emergenza di ordine pubblico.
La repressione non cancella le ragioni dello sciopero.
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⚡️🌍🔥 Ieri, in concomitanza con lo sciopero generale in Italia, si è svolta una mobilitazione internazionale antimilitarista dei lavoratori portuali, che ha coinvolto 113 porti in 22 Paesi e regioni, con l'adesione di oltre 25 organizzazioni sindacali.
🔻 Le iniziative hanno interessato scali in Italia, Francia, Grecia, Spagna, Germania, Irlanda, Danimarca, Svezia, Portogallo, Croazia, Slovenia, Cipro, Montenegro, Turchia, Marocco, India, Australia, Brasile, Messico, Stati Uniti e Uruguay, oltre ai Paesi Baschi e alle Azzorre.
🔻 I lavoratori hanno chiesto di interrompere il transito di armi e materiali militari attraverso gli scali commerciali, denunciando il coinvolgimento dei porti nelle catene logistiche belliche. In diversi Paesi si sono svolti scioperi, presidi e sospensioni delle attività portuali.
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