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2026-09-19 10:53:50 UTC

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In "Diventare cittadini. Un manifesto del precariato", Guy Standing ha individuato una classe sociale nascente.

Ricercatore presso la SOAS University di Londra, ha fondato ed è attualmente co-presidente onorario del Basic Income Earth Network (BIEN), la rete globale che promuove un #redditodibaseuniversale

Domanda: Qual è la differenza tra proletariato e precariato?

Risposta: Il precariato è l'odierna classe lavoratrice di massa, costretta a essere "flessibile" e dipendente da un lavoro instabile e precario, ma definita soprattutto dalla sua precarietà: la necessità di fare affidamento sui favori discrezionali di proprietari, datori di lavoro, burocrati e familiari.

D: Sempre più partiti di estrema destra affermano di rappresentare i precari. Vox sta forse sostituendo Podemos?

R: No. L'estrema destra è una cortina fumogena per la plutocrazia. Cerca di convincere il precariato che la sua insicurezza sia dovuta ad altri lavoratori precari. Ma è dovuta al capitalismo di rendita.

D: In Spagna, il governo si vanta di indicatori macroeconomici positivi. Per molti cittadini, questa è diventata una routine esasperante: le loro vite peggiorano sempre di più, mentre il Paese sembra andare sempre meglio. Perché la ricchezza non arriva più ai lavoratori?

R: Come sostengo nel mio libro "The Politics of Time" e in altre opere, questi indicatori macroeconomici sono fraudolenti. Il concetto originale di PIL è stato creato negli anni '30 come misura delle risorse disponibili per la guerra. Dobbiamo cambiarlo. In definitiva, il sistema è truccato a favore dei plutocrati e delle élite.

D: Come si inserisce il reddito di base universale in una cultura del duro lavoro?

R: È fondamentale abbandonare i pregiudizi. Il sistema distributivo del XX secolo si è rotto. Dobbiamo riciclare il reddito in eccesso del capitalismo di rendita attraverso un reddito di base per tutti i residenti legali. Possiamo chiamarli «dividendi comuni»: una quota della ricchezza collettiva creata dalle generazioni passate.

https://www.elmundo.es/la-lectura/2026/01/13/695e8f3221efa0727e8b4581.html